La lettera con cui Marchionne canta le lodi al moderno piano di nuova schiavitù che la Fiat riserva agli operai di Pomigliano è oggi in prima pagina su tutti i giornali di ogni parte politica, nonché in onda su tutte le emittenti radio-televisive di stato e commerciali. Neanche al Cavaliere sarebbe riuscito un “en pleine” comunicativo di tal genere. Perché? Perché il piano Fiat oggi non è solo un ritorno indietro al passato per lo stabilimento di Pomigliano, ma è la nuova architrave senza diritti su cui poggerebbe il mercato del lavoro e le relazioni sindacali nel nostro Paese. Perché è la vera battaglia su cui i poteri forti vogliono giocare tutte le loro pesanti carte. Mentre il sindacalismo giallo nostrano fa impallidire gli omologhi sindacati collaborativi d’oltreoceano, la Cgil di Epifani si scorda del risultato del referendum, della Fiom e del protagonismo sindacale di base e si lamenta, non nel merito dell’accordo capestro, ma nel non esser stata “convocata” e quindi coinvolta.
“Oggi a Pomigliano, domani ad ogni lavoratore italiano” era il giusto slogan con cui abbiamo contrastato la lotta di classe dei nuovi padroni, la questione della lotta ad un capitalismo criminale è dirimente come dimostra l’arresto di otto “manager” per il fallimento Agile-Etelia che sta mettendo sul lastrico migliaia di lavoratori (notizia questa risolta con articoli di poche righe dai “democratici” giornali di destra e di sinistra così attenti alla “legge bavaglio”)

Quello che è successo oggi a Roma nei confronti della legittima protesta di oltre 5mila terremotati abruzzesi, in rappresentanza di un intero popolo, la dice lunga su cosa sia la democrazia in questo nostro paese. Le violente cariche nei confronti di chi manifestava la propria condizione di disperazione ne sono l’ennesima dimostrazione. Ma al di là della giusta condanna per gli episodi di repressione, emerge un dato politico che i media di qualunque colore tendono a coprire in ogni modo, e cioè la volontà di lotta del popolo abruzzese, che certo manifesta contro il Cavaliere e la ciarlatana propaganda di un governo assente ed indifferente al dramma, ma anche ostile alla propaganda di una falsa opposizione. I fischi e le urla “anche voi ci avete abbandonati” al solerte Bersani che sperava di giocare sul loro malessere, sono la risposta nuova di una rivolta morale e sociale ad un sistema in cui originale e fotocopia potrebbero esser obbligati in fretta a lasciare il campo sotto la pressione e la rabbia del popolo.

Ecco il programma politico della Festa dei Comunisti Sinistra Popolare che si svolgerà dal giovedì 15 luglio a domenica 18 luglio in Via del Frantoio a Roma. Metro B Santa Maria del
Soccorso zona Tiburtino III:

Giov.15 luglio ore 21. Apertura Festa. Intervento di N.Natali.

Ven.16 luglio ore 18. Dibattito sul lavoro. Intervengono G.Cremaschi (Fiom-
Cgil),P. Leonardi (USB), M. Rizzo, M.Teramo (Cobas), intervistati dal giornalista L.Pietrafesa.

SAB.17 LUGLIO ORE 21. COMIZIO DI MARCO RIZZO , introduce C.Benvenuti.

Dom.18 luglio ore 17. Presentazione del libro “il PCI e la rivoluzione
cubana” di O.Pappagallo, ne discuteranno con l’autore: F.Costanzi, A.Garzia e E.
Castellucci.

Dom.18 luglio ore 18. Dibattito sull’unità dei comunisti. Intervengono S.
Cararo (RdC), M.Ferrando(PCL), M.Fè, GL.Pegolo(RC), F.Turigliatto (SC),
intervistati dal giornalista Yari Selvetella.


e tifare Argentina? Questa è l’unica foto in cui la nazionale di Maradona chiede il premio Nobel per la pace alle madri di Plaza de Mayo, nessun tg o giornale occidentale l’ha riportata…(la democrazia dei media!!!)
Lo striscione è stato esposto sia in Argentina (il 24 maggio per il bicentenario)sia sugli spalti in Sudafrica, dove Maradona ha anche incontrato, una rappresentanza di las Abuelas de Plaza de Mayo, affinchè in “sede mondiali” il messaggio fosse ancora più potente..

Se passa l’accordo capestro di Pomigliano a rimetterci non saranno solo i nuovi schiavi della Panda ma tutti i lavoratori italiani, perchè è chiaro che nel più breve lasso di tempo possibile tutto il sistema industriale ripeterà la stessa operazione.
Nel merito si tratta di lavorare a ciclo continuo 24 ore su 24. Un ballo estenuante fatto di 350 operazioni ogni turno, di 72 secondi l’una, riducendo i tempi morti perchè tutti i pezzi sono più vicini alla postazione, al lavoratore è consentito muovere solo il busto, con 3 pause di soli 10 minuti per turno. Una danza mortale a cui gli operai di Pomigliano dovrebbero affidarsi rinunciando al diritto costituzionale dello sciopero (ai punti 14 e 15 del testo le rappresentanze sindacali dovrebbero sottoscrivere l’accettazione a non aprire contenziosi e addririttura perderebbero i loro diritti se un iscritto dovesse aprire un conflitto, inoltre se il lavoratore non segue la norma di rinuncia dello sciopero si espone a sanzioni). Proviamo ad immaginare i solerti sindacalisti gialli della Fim-Cisl e della Uiilm a lavorare a questa catena infernale…
La mossa della Fiat è strategica ed ha lo stesso sapore di quel fiume grigio senza soggettività che spense Torino con la” marcia dei quarantamila” nel 1980. Tutto quello che di catastrofico vi fu nel mondo del lavoro -dal precariato senza diritti alle morti bianche- passò anche da lì, con l’unica differenza peggiorativa è che quella fu una manifestazione, mentre questo è un contratto. Peraltro nel 1980 a pagare successivamente la loro “fedeltà” alla Fiat furono anche e proprio i capi e capetti della marcia, pagati con licenziamenti sonanti da Corso Marconi che, grazie all’innovazione tecnologica, non aveva più bisogno di leccapiedi e cani da guardia.
Un contratto che viene proposto dal “nuovo” padrone Marchionne, oggi applaudito da Berlusconi, ma talmente ancora amato a sinistra che anche oggi si sprecano per lui le olà dei suoi estimatori, da Chiamparino, che affermna di “tifare per lui” a Fassino secondo cui “senza Marchionne non esisterebbe la Fiat “, fino a Pintor (sì il Manifesto !!!) che dice che “Marchionne non è cattivo, ma se è costretto a compiere certi passi la colpa non è sua, è schiavo di una situazione impostagli dal capitalismo” -Corriere della Sera a pag 6-, per non dimenticare Bertinotti che diceva “mi piace” e ne tesseva pubblicamente le lodi.
Ebbene sarà utile di nuovo ricordare che, a quei livelli, non ci sono “padroni buoni”, non parliamo del fruttivendolo col suo garzone.. Così come dovremmo finalmente dire che in politica una vera sinistra ed, ancor di più per i comunisti, non si dovranno più fare accordi (di nessun tipo) con questi signori della falsa sinistra.
Appoggiare fino in fondo la lotta dei lavoratori di Pomigliano – certo quelli che non vogliono ridursi a moderni schiavi- così come riconoscere il coraggio e la dignità della Fiom e del sindacalismo di base, sono al centro dell’obiettivo possibile e ragionevole, visti i rapporti di forza anche mediatici in campo, CONTRASTARE IL REFERENDUM, per ricordare a “lor signori” che non siamo tutti sulla stessa barca, perchè quando le cose vanno bene si dimenticano del popolo e quando le cose vanno male (per colpa loro) vogliono sempre coinvolgerci nelle restrizioni.
Questa è una battaglia stratetegica, questa è la BATTAGLIA. Trasformiamo tutte le giuste iniziative contro la legge bavaglio sulla stampa in una critica totale a questo iniquo e traballante sistema capitalistico che muove il suo ultimo “colpo di coda” lasciandoci senza scampo: o accetti di azzerare i tuoi diritti o si chiude.
LIBERI, MAI SCHIAVI. NESSUN SACRIFICIO, NON COLLABORARE. LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI.

L’attuale Governo Israeliano, perfettamente in linea con il massacro quotidiano della popolazione Palestinese, ordina alle sue truppe di attaccare le navi dei pacifisti venuti a portare cibo e medicine a Gaza. Un vero e proprio atto di terrorismo di stato, svoltosi peraltro nelle acque internazionali. Lo scandalo continua se si leggono e ascoltano le reazioni internazionali dei governi occidentali e delle forze politiche anche di sinistra. Gli aggettivi sono cauti, prudenti: si tratta di raccontare come militanti pacifisti di ogni dove che vengono assassinati ed allora gli aggettivi più usati, anche da noi, sono “sgomento”, “allarme”, “paura”, “rammarico”, “sconcerto” e via di questo passo. Nessuno che abbia il coraggio di dire e di condannare lo schifo di questo massacro, sono anche loro responsabili…

Next Page »