Il discorso del Presidente Napolitano, con tutto il rispetto, non convince per due motivi. Il primo perchè unire sinistra e destra, pur a favore delle riforme, non è una buona politica, essendo questa mossa una vera e propria anticamera dell’inciucio, e cioè il tradimento dell’elettorato dell’una e dell’altra parte. Il secondo perchè è oramai insopportabile una situazione in cui la politica predica bene e razzola male: aumentano le disuguaglianze sociali e, grazie alla Legge Biagi fatta dal centrodestra e al protocollo sul welfare siglato -ahimè- dal centrosinistra, aumenta il precariato e continuano le morti sul lavoro, come ha dimostrato la tragedia della Thyssen Krupp di Torino.
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- Martedì, Gen 1st, 2008 at 22:34
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Gennaio 2nd, 2008 at 12:45
L’auspicio per questo 2008 è che “La Sinistra-L’Arcobaleno” sappia costruire e proporre una politica del lavoro in ragionevole antagonismo alla Legge 14 Febbraio 2003 n.30, cercando in ogni modo, da un lato, di ridurre la condizione di precarietà delle persone lavoratrici e, dall’altro, di lottare con il massimo impegno affinché siano individuati ed eliminati i tanti, anzi troppi, pericoli dovuti alla insicurezza sui posti di lavoro.
giovanni corallo (milano)
Gennaio 2nd, 2008 at 20:03
Credo che la fiducia di giovanni corallo nella Sinistra Arcobaleno sia eccessiva. Sei un ottimista, giovanni. Ma ti capisco, perchè anche io come te spero che la Sinistra Arcobaleno sia l’unica che può portare a casa questo risultato.
Non ci credo, ma ci spero.
Gennaio 2nd, 2008 at 21:02
Un tale che si è fatto eleggere dalla sinistra (principalmente) a Presidente della Repubblica, che è capo delle Forze Armate e del CSM, che fa il discorso di fine anno a tutti gli Italiani, dovrebbe voler bene al popolo italiano. E costituire esempio e riferimento morale. E indicazione, riferimento alle regole, per il sistema politico ed il sistema finanziario (banche principalmente, oltre che imprese).
Ma non è così.
Vive spendendo 260 milioni di Euro (degli Italiani) all’anno (il quadruplo dell’intera corte reale inglese, regina Elisabetta, principe Carlo, principi vari e tenute di Buckingam Palace, viaggi e sicurezza), assistito da 1900 dipendenti che si occupano di lui e dei suoi palazzi. E si dice addolorato per le condizioni dei giovani, quando potrebbe vivere senza grossi sacrifici con “soli 15 MLN di Euro” l’anno, cioè con un quarto del costo di Buckingam Palace. A quel punto avremmo forse 1800 dipendenti dello Stato disponibili per aiutare socialmente il Popolo e 245 MLN di Euro in più. Quasi 500 Miliardi di vecchie lire del Popolo, per asili, carceri, ospedali, caserme, etc… Questa riforma la potrebbe fare da solo, e la portevano fare gli altri suoi predecessori al Quirinale. E ti credo, Marco Rizzo, che ricordi come si predichi bene e si razzoli male, malissimo dai pulpiti di queste istituzioni!!!
Dichiara, il Presidente, di volere riforme indispensabili, ma le riforme sono la sostanziale riduzione a 2 (due!) soli partiti per la nostra cosiddetta democrazia, con la scusa di rendere attuabili e snelle tutta una serie di azioni che oggi sono ostacolate da piccoli partiti che ancora si permettono di intralciare manovre efferate contro il popolo ed a favore di banche e grande capitale. Con sempre meno coraggio, oltretutto.
Nel momento in cui le “riforme” da lui auspicate dovessero realizzarsi avremmo l’eliminazione reale della Democrazia in Italia, con evoluzioni sociali simili alla situazione in USA. Questo sarebbe un passo senza ritorno, al quale opporsi con forza ben superiore a TAV, caserma Dal Molin, ed altro.
Perchè la crescita economica ed il livello di benessere sociale in Italia si deciderebbe in pochi salotti, ancor più agevolmente per i cosiddetti “poteri forti” di quanto già oggi non accada.
Certo che se la Cosa Rossa fa l’occhiolino a queste “riforme”, come sta facendo, non riesco a vedere alcun futuro decente per gli Italiani, specie per i più giovani.
Gennaio 3rd, 2008 at 09:56
caro Antonio Lucignano, cerchiamo di tenere vivo l’insegnamento di Gramsci, per il quale “Bisogna opporre al pessimismo dell’intelligenza l’ottimismo della volontà”.
giovanni corallo
Gennaio 3rd, 2008 at 14:27
sono d’accordo con te, giovanni. Spero che lo siano anche altri, tanti tantissimi altri.
Gennaio 3rd, 2008 at 18:50
sull’emergenza rifiuti…..
ho postato un brevissimo articoletto sul mio blog
http://antoniolucignano.blogspot.com
Vi invito a leggerlo.
Gennaio 5th, 2008 at 15:12
La nostra Costituzione, frutto di immani sacrifici e di dolorosi atti di coraggio, è morta e con essa la nostra democrazia. E non solo in Italia, ma in tutto il nostro evoluto occidente. L’ultima testimonianza sono le guerre che abbia condotto in Iraq e in Afganistan dove, dietro la parvenza di missioni di pace e di giustizia, è stata messa in atto la più grande mistificazione che la storia ricordi con il solo risultato di giustificare la violenza, l’odio, la rivalsa, il profitto più bieco. La nostra società non dispone più degli strumenti adatti per potersi opporre ai processi di un neo-liberismo selvaggio che fonda i suoi valori sul Potere, sulla Forza, sul trionfo della dittatura del Capitale; e tale processo è ormai irreversibile.
I suoi effetti si verificano non a livello della sovrastruttura politica, ma ben più nel profondo, a livello umano, sociale, economico. I sentimenti e le relazioni vengono cacciati via per lasciare il posto all’apparenza, alla superficie, al ricatto del consumo e quello che resta è l’interesse, l’utilità pratica, il mero e meschino vantaggio personale.
Da un punto di vista ambientale, per quanto ci si sforzi di affermare il contrario, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: la devastazione del pianeta Terra è cosa fatta e non c’è soluzione che possa essere adottata per cambiare lo stato delle cose; gli effetti della nostra società industriale evoluta (chiamarla post-industriale è puro sofismo in quanto usiamo ancora e in massa gli schiavi per la produzione di ricchezza) già si stanno verificando e saranno ben più radicali e devastanti con il passare degli anni. Non si tratta solo di variazioni climatiche di per se già distruttive, ma di tossicità rilasciata in atmosfera che ricade a pioggia su di noi e si trasforma in malattie cancerogene che aumentano a livello esponenziale (solo per mio caso personale gli ultimi cinque funerali a cui ho assistito riguardavo persone morte di cancro e in modo atroce).
Ciò ovviamente servirà ad arricchire le industrie farmaceutiche e tutto l’indotto, ma per noi non cambia la sostanza di quello che abbiamo sotto gli occhi ogni santo giorno uscendo dalla porta di casa: inquinamento, rifiuti, aria avvelenata dalle nano particelle prodotte dagli inceneritori (questo sono i termo-valorizzatori). Senza contare la riduzione costante delle aree verdi, dei boschi, della vegetazione per lasciar posto a metri cubi di cemento armato ad opera di palazzinari senza scrupoli.
Sul piano della politica internazionale, le scelte sono prese sono per soddisfare sempre di più le esigenze delle multinazionali e la pace è una pura illusione: è infatti necessario riconoscere che la guerra irakena e ben presto anche quella afgana, sebbene siano stati una sconfitta per l’esercito americano, rappresenta comunque una grande vittoria per la visione guerrafondaia di Bush che ha ottenuto il suo scopo: condurre tutto l’occidente in una serie di guerre senza fine che porteranno ingenti profitti alle industrie d’armamenti e di logistica.
Del resto tutta l’economia occidentale si regge sulla forza delle armi ed in questo momento siamo in una condizione di apogeo con più di cinquanta conflitti nel mondo e innumerevoli feroci dittature che fanno migliaia di morti ogni giorno.
Mentre noi pensiamo a comprare il nostro ultimo capo d’abbigliamento firmato Prada o la nostra ultima vettura super accessoriata, muore una persona ogni tre secondi ed è una valutazione fatta per difetto. In realtà sono molte di più.
Il cinismo e l’alienazione borghese hanno reso le nostre anime più insensibili di quanto non lo fossero già e il fatto che conduciamo le nostre esistenze sopra gli scheletri di milioni di individui la dice lunga su quanto sia violenta, corrotta e destinata al fallimento la nostra società (con buona pace di quello che vaneggiava Oriana Fallaci e vaneggia tuttora Berlusconi).
La sinistra, in Italia come in tutta Europa, non ha più futuro perché coloro che ne sono a capo sono completamente sganciati dai problemi e dalla sofferenza del popolo e soprattutto perché le nuove generazioni non hanno più spessore: non posseggono più quegli strumenti culturali, di coscienza, addirittura morali che rendono possibile l’autonomia e la fierezza di comportamento, l’adesione salda alla causa di uguaglianza e di solidarietà sociale, la libertà rispetto alla corruzione del Capitale che impone modelli di comportamento e di stile.
Questo non vuol dire che i giovani sono destinati ad una visione miope, conservatrice e consumistica, anzi, al contrario sono molti i gruppi che si organizzano e danno battaglia, ma la loro impostazione è individualista, pseudo-anarcoide, incapace di un analisi e soprattutto di un’azione collettiva, come avveniva invece negli anni sessanta.
I vari movimenti sono costituti sull’onda dell’entusiasmo e senza una vera organizzazione di classe, variopinti, con una impostazione quasi infantile, che si sfalda non appena lo scontro si fa più duro e necessita di un sacrificio costante e coerente; Sono come il loro simbolo, l’arcobaleno, destinati ad un istante che non lascia traccia dietro di se.
Il progresso del Capitale, il meccanismo di assuefazione e di penetrazione nel tessuto sociale vanno avanti senza sosta, persino quando noi dormiamo sonni tranquilli o pensiamo a divertirci piuttosto che lottare per un avvenire migliore.
A riprova di tutto questo, c’è il comportamento, questo sì, culturalmente significativo di protesta che è il suicidio, aumentato in questi anni a livelli spaventosi e che, guarda caso, caratterizza in modo endemico la nostra società evoluta. Nei paesi poveri ci si suicida per fame, per disperazione, ma non certo per il senso di spaventoso vuoto emotivo che registriamo nei paesi occidentali.
Nemmeno tutte le forme di religione prodotte dall’uomo, nemmeno tutti i pensieri positivi e le elucubrazioni su karma e chakra riescono a fermare quella che è una vera e propria decomposizione dell’esistenza umana.
L’onda suicidaria non è soltanto quella che caratterizza il kamikaze che si fa saltare in aria contro soldati che invadono il suo paese o per rivendicare la sua libertà contro le ingerenze straniere, ma quella drammatica dei ragazzi che sparano sulla folla a scuola o nei supermercati, o che si lanciano a duecento all’ora su un autostrada stampandosi contro un albero o peggio contro altre autovetture di passaggio dopo essersi sballati in discoteca ed aver fumato pure la carta-igienica nei cessi. Il suicidio è anche personale, intimo e riguarda la sessualità vissuta in modo sfrenato, animalesco, senza più attenzione a quella che un tempo ormai andato si chiamava anima.
E questa morte dello spirito non riguarda solo gli uomini, giovani o adulti che siano, ma investe anche il piano femminile, con donne sempre più in competizione con se stesse e con gli altri, rese sempre più avide e prive di cuore, incapaci persino di quel sacro inviolabile diritto che è quello della procreazione, di essere ossia madri.
Ma in fondo è questo ciò che vuole l’iper-capitalismo, gli individui soli, isolati, puri simulacri di esistenze degne di questo nome, spendono e consumano di più, mentre un nucleo famigliare, che si ama e si aiuta no. A riprova di questo basta vedere di quanti oggetti inutili siamo circondati e solo per riempire il nostro vuoto (compreso il sottoscritto).
E infine il lavoro. E non è questione di poco conto. Anzi è quella su cui si basa il nostro vivere civile, senza di esso c’è solo barbarie. Non a caso la nostra fondamentale Costituzione inizia con la frase “Repubblica fondata sul lavoro”.
Nella situazione attuale dove domina la precarietà, il lavoro è ormai in organizzabile, anzi persino non identificabile e gli stessi lavoratori sono del tutto incapaci di un pensiero collettivo in quanto ogni individuo lotta per se e per le proprie esigenze egoistiche. Il motto è: Chi se ne frega degli altri, l’importante è che io viva e goda.
Il prodotto del lavoro non è più collegato ad una persona fisica che lo compie, ma è tempo senza persona, lo può fare un altro senza problemi. Il Capitale non compera più il lavoro di una persona definita, ma il suo tempo, anzi il tempo senza persona, così non deve più scontrarsi con la resistenza di forme di lotta. Il lavoratore non conta più, conta solo l’azione che realizza l’oggetto, sia esso materiale che immateriale. Solo una ristretta elite è veramente padrona del proprio lavoro e soprattutto del proprio tempo. Tutti il resto, vale a dire il novanta percento della popolazione mondiale no. In alcuni paesi europei come in Francia o in Germania ci sono ancora forme di resistenza forti e decise, come in Italia con alcune categorie di lavoratori, ma sono sacche destinate a spengersi sotto i colpi feroci del Capitale e della politica asservita ad esso.
Solo una lotta generalizzata, internazionale, auto-cosciente e collegata potrebbe invertire la rotta, spezzare le catene perverse dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo; una rivoluzione che metta in discussione le stesse modalità di produzione e di consumo ripartendo equamente la ricchezza e i diritti tra gli individui, ma si tratta di una mutazione della società che avverrà solo quando si sarà raggiunto il punto di non ritorno: ossia l’inevitabile collassamento della nostra società
In effetti la fine dell’Occidente non è solo inevitabile, ma persino auspicabile, per permettere ai nuovi germi di una nuova visione dell’esistenza e dell’uomo, finalmente libera, all’altezza delle nuove sfide che la Storia ci porrà dinnanzi. Una società di uguali e non di oppressi e di sfruttati,dove la democrazia non è una parola vuota, senza significato, ma è il fondamento stesso dell’umanità, dove non esiste più il profitto in quanto inutile allo sviluppo della specie.ù
Ma sarà un epoca remota e tremo al pensiero che non vivremo abbastanza a lunto per vederla sorgere.
Gennaio 9th, 2008 at 21:33
Alessandro, complimenti!
Mi sono permesso di andar a curiosare il tuo articolo sul libro di Marco, nella sezione Libri - Dicembre su culturalevents.info, ed insieme a questo tuo post hai dato prova di una visione della situazione contingente che condivido totalmente.
Tuttavia, un pò come Marco Rizzo, sono uno di quei pazzi che vuole ancora cambiare il mondo. E pur con qualche mia riflessione a tratti pessimistica (anche la tua non è esultante, giustamente), dobbiamo prendere atto che c’è sempre più gente che dice le stesse cose, che prende coscienza di una situazione insostenibile ormai. Ed il 90% è più, molto di più del 10%. Io dico che bisogna tentare iniziative intelligenti, conoscersi, resistere, diffondere non solo i concetti che hai espresso (e che esprimo, d’altronde) ma decidere iniziative concrete ed attuarle in modo organizzato. Per ricordare a tutti che esistiamo e che non è automatico passarla liscia…
Guardiamo i cittadini del Comune di Pianura. Stanno difendendo i loro diritti, senza se e senza ma, nonostante i tentativi di screditarli. Meritano tutto il nostro sostegno e la nostra ammirazione!
Riguardo alla tua riflessione sui metodi di cura delle malattie cancerogene che mietono troppe vite intorno a noi, ti consiglio di visionare anche questi website:
www.metododibella.org e www.dibellainsieme.org; avrai la possibilità di valutare informazioni sul metodo usato da decine di migliaia di pazienti nel mondo, soprattutto all’estero. Ed esistono svariate decine di libri a riguardo, in diverse lingue, anche perchè parliamo di protocolli di cure basati su concetti conosciuti dalla ricerca mondiale dopo sperimentazioni ed osservazioni su migliaia di casi. Mia mamma, ormai da 10 anni, ne è testimone e paziente in cura, anche se gode di ottima salute e ottimi valori delle analisi mediche. E conduce una vita normale. Insieme a tantissime persone che hanno avuto il coraggio e la preparazione di approfondire la questione, documentarsi e scegliere con quali strumenti e medici curare questo tipo di malattia. Non critico chi sceglie i protocolli chemioterapici obbligatori di fatto, ma chi non consente (perchè non interessanti economicamente) alternative di cura mediante leggi emanate al servizio di alcune case farmaceutiche. Ovviamente ritengo valide alternative solamente le cure sotto assistenza di equipes mediche preparate, di riconosciuta storia e preparazione scientifica. Quindi non di interventi da parte di taumaturghi improvvisati o vari cialtroni.