Ormai è chiaro. Troppo spesso, anche a sinistra, i politici sono servi dei padroni. La smettano: a rimetterci sono sempre i più deboli. Questa situazione non è degna di uno Stato di diritto. Lo statuto dei lavoratori non si tocca!
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- inviato:
- Mercoledì, Mar 5th, 2008 at 13:55
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Marzo 5th, 2008 at 14:44
cari compagni,
Psi, Pd, Pdl, la destra, rosa bianca, fn…licenziati per giusta causa!
saluti marxisti leninisti
Alessio Borsotti
PdCI sez di Piacenza
Marzo 5th, 2008 at 18:18
Lo statuto dei lavoratori lo hanno già toccato, con la legge 30, una sinistra distratta, un sindacato dormiente, un Partito Comunista assente, hanno prodotto questo disastro. L’attacco ai lavoratori prima l’esclusione della falce e martello poi sono l’allarme per la mobilitazione appena possibile costituente comunista
Marzo 5th, 2008 at 18:44
Un esempio tratto dal “mondo del lavoro anno 2008″. Sapete qual è il significato della parola “stage”? TU LAVORI COME SE FOSSI ASSUNTO…L’UNICA DIFFERENZA E’ CHE NON VEDI UNA LIRA…E PER L’AZIENDA E’ TUTTO GUADAGNO!
noalblogmoderno.splinder.com
Marzo 6th, 2008 at 18:09
Concordo con quanto dice nello, per rendere ancora più palese quanto sta accadendo in questo scalcinato paese, basta ascoltare il discorso di oggi di veltroni all’assemblea di confartigianato…ha detto:bisogna andare incontro a coloro che investono, ovviamente se ne è guardato bene dal dire bisogna andare incontro agli operai e a coloro che permettono a questi “signori” che investono di fare sempre più soldi in barba a qualsiasi norma di sicurezza, notizia di oggi l’incazzatura di confindustria sull’inasprimento delle pene per le aziende (sempre più frequenti) che non rispettano le norme sulla sicurezza. Saluti rossi
Marzo 7th, 2008 at 14:13
La favola di Fedro narra che una volpe era ghiotta d’uva, e aveva cercato di raggiungere con grandi salti i grappoli che pendevano da un pergolato. Non essendoci riuscita, si allontanò dicendo: “tanto non era matura…”
Bertinotti ci ricorda quella volpe: nei primi giorni dopo la caduta del governo Prodi aveva lamentato l’esclusione del PRC e della nascente “cosa rossa” da un accordo elettorale (in realtà dal futuro governo…) decisa unilateralmente da Veltroni.
Poi, a differenza di Diliberto, che poco intelligentemente ma più sinceramente continua in ogni occasione a lamentarsi per la rottura non voluta, Bertinotti ha capito che non c’è niente da fare e ha cominciato a dire lui di non volere l’accordo “con chi candida e colloca come capolista nel veneto l’industriale Calearo”. Giusto. Massimo Calearo non è solo un industriale veneto finora schierato col centrodestra, è presidente di Federmeccanica, l’associazione degli industriali metalmeccanici.
Peccato che in testa alle liste del PD di industriali ce ne sono molti altri (e proprio Calearo, dicendosi contento di essere stato scelto e di essere in buona compagnia nelle liste PD, ha auspicato che ne entrino anche in quelle berlusconiane…).
D’altra parte in quelle liste non ci sono solo tanti capitalisti, magari rappresentati dai figli (Colaninno, Merloni…), ma anche diversi esponenti dell’ala più antioperaia del PD: Ichino, che ogni giorno scrive sul Corriere della sera che i lavoratori sono troppo protetti e va eliminato lo Statuto dei lavoratori, o il già ben sperimentato Tiziano Treu…
E ci sono diversi generali: Mauro Del Vecchio che comandò l’aggressione alla Serbia nel 1999 (sotto il governo D’Alema…) e poi fu alla testa della missione NATO ISAF in Afghanistan; Silvio Mazzaroli, generale degli alpini che è stato vicecomandante NATO nel Kosovo, decorato in Mozambico (per quali meriti, per i bordelli con bambine organizzati per i nostri “eroi” in quel paese?), ed esponente del revanscismo istriano (è sindaco del “Libero comune di Pola in esilio”). Non c’è male come curriculum!
Escludere accordi con Veltroni col pretesto delle candidatura Calearo è quindi un po’ sospetto: gli altri andrebbero bene? È vero che l’infame pacchetto Treu, che aprì la strada a tutte le misure per moltiplicare il lavoro precario, fu non solo votato dal PRC, ma abbellito con chiacchiere menzognere sulle possibili ricadute occupazionali. È vero che Bertinotti ha partecipato senza vergogna (ma con un’ipocrita spilletta della pace) alle parate militari, e nel Libano ha perfino esaltato la Brigata Folgore (quella delle torture e degli stupri in Somalia…). È vero che pochi mesi fa aveva elogiato come imprenditore modello il manager FIAT Marchionne…
Ma quel che è ancor più grave è che l’accordo con una forza così apertamente filopadronale e imperialista come il PD non è affatto escluso. Anzi, per essere esatti, l’accordo non si fa solo dove il PD lo rifiuta, ma dove questo chiede aiuto, si fa. A partire da Roma con Rutelli, che non è assolutamente migliore di Veltroni ed è esponente della stessa tendenza xenofoba (solo Diliberto può spudoratamente gridare Abbasso Veltroni Viva Rutelli…).