Al Segretario nazionale del PDCI, all’Ufficio di Segreteria nazionale del PDCI, all’Ufficio Politico nazionale del PDCI, al Dipartimento organizzazione del PDCI, alla Commissione nazionale di garanzia del PDCI,
In relazione alla comunicazione fatta pervenire il 9 Luglio 2009 al Segretario regionale, compagno Salvatore Petrucci, da parte del dipartimento organizzazione, con la richiesta di inoltrarla a tutti i membri del comitato federale, avente come oggetto “Reggenza Federazione di Palermo”, la direzione provinciale di Palermo non può e non deve esimersi dall’esprimere la propria opinione collegiale. In primo luogo ci siamo posti alcune legittime e semplici domande: perché un provvedimento di questo genere trattandosi di un atto ufficiale viene inviato al Segretario regionale con la preghiera di inoltrarlo ai diretti interessati e non viene inviato direttamente a loro?…Perché, come in altri casi, viene inviato dal Dipartimento organizzazione e non direttamente dalla Commissione di Garanzia? Perché del provvedimento erano già informati dei compagni ancora prima dei diretti interessati? Infine, perché alle lettere aperte rivolte sia al Segretario Nazionale che alla stessa Commissione di Garanzia Nazionale dove si richiede l’avvio di una discussione in organismi più ampi e rappresentativi del corpo del partito non si risponde?
Innanzitutto, non possiamo non rilevare come le motivazioni di un commissariamento difatto, risultino assolutamente prive di fondamento e capziose. Nella missiva indirizzata al Segretario Regionale, si fa riferimento ad una delibera della commissione nazionale di Garanzia, la n.15 dell’8 Luglio 2009, della quale il contenuto viene reso noto solo dopo il provvedimento di commissariamento. In tale delibera poi, non si capisce nemmeno quale sia il provvedimento disciplinare adottato, non si sa per quali compagni e soprattutto non si menziona il partito politico al quale codesti compagni avrebbero aderito. Crediamo che si sia arrivati all’assurdo e al ridicolo!! Crediamo soprattutto che la questione a questo punto sia un’altra: non avendo concretamente alcuna palese motivazione per espellere alcuno dei compagni a cui essi si rivolgono, si è ritenuto opportuno inventarsi la storia della “non iscrizione”. Una Commissione che evidentemente sconosce in maniera totale lo Statuto del Partito e che nomina Riccardo Messina a reggente della Federazione di Palermo si comporta doppiamente in maniera illegittima per due semplici motivi: nello statuto non è prevista la figura del reggente, ed il commissario deve far parte di un’altra regione.
Ci farebbe piacere sapere se la commissione si sia riunita per trattare il caso particolare della Federazione di Palermo o piuttosto per produrre un atto di indirizzo generale per valutare uniformemente casi specifici in giro per l’Italia. Nell’uno o nell’altro caso, l’episodio è grave e inaudito.
Se si fosse riunita per deliberare su Palermo, sarebbe stato auspicabile, soprattutto viste le accuse infondate e mendaci, che avesse sentito i compagni coinvolti direttamente citati nella missiva.
Nel secondo caso, ovvero la produzione di un atto di indirizzo generale quale sembra essere, si avrebbe la situazione in cui un consesso le cui funzioni statutarie sono quelle di valutare comportamenti incompatibili con lo statuto, è stato trasformato in un alto tribunale dell’inquisizione, arma suprema per epurare chiunque non si ritrovi in linea con il diktat autoritario di una dirigenza cieca ,sorda e muta.
Qui lo diciamo, per non ripeterlo più: l’accusa di aver aderito ad altra organizzazione politica è falsa e capziosa, semplicemente perché non esiste alcun nostro atto che provi l’adesione ad alcun altro schieramento partitico. Non esiste una tessera, non esiste uno statuto, non esiste una struttura organizzata a cui uno solo di noi ha aderito. Con questa missiva si è verificata un’epurazione che in determinati ambienti interni al partito si pregustava e si desiderava da tempo. Con questo provvedimento si è punita l’adesione ideale ad una opinione. Abbiamo peccato per l’appunto di aver commesso un reato di opinione e subito per questo un processo alle intenzioni.
A questo punto ci sorgono altre legittime domande: perché la dirigenza di questo partito dice a parole di perseguire l’unità dei comunisti ricercandone la giusta condivisione del percorso ed il sostegno con altri soggetti politici, associazioni, organizzazioni sindacali, ecc, rivolgendosi fin’anche a Sinistra e Libertà (cioè a coloro i quali la falce e martello non la vogliono più) e non chi propone l’unità dei comunisti attraverso però un processo costituente? Perché chi ha sempre sposato idealmente, in tempi non sospetti, l’idea dell’unità dei comunisti però attraverso un processo costituente, è diventato oggi improvvisamente incompatibile con il partito? Perché non si è ritenuto opportuno discutere con il corpo del partito del come procedere con quali modalità verso l’unità con Rifondazione? Perché si è al contrario, scientificamente addossata ogni sorta di responsabilità di mal organizzazione e gestione della campagna elettorale a Rifondazione parlando prima e dopo costantemente male di loro? Perché le dimissioni del Segretario nazionale presentate nell’ufficio di segreteria e nell’ufficio politico vengono ritirate in direzione nazionale dove non erano state presentate? Perché delle gravi accuse mosse dal compagno Marco Rizzo e della sua espulsione non se ne può discutere nel corpo più rappresentativo del partito? Perché non si può discutere ad esempio su quanto ha denunciato nell’ultima Direzione nazionale la compagna Sandra Cerusico (componente dell’Ufficio di segreteria nazionale) ovvero che vi è un deficit di democrazia interna agli organismi dirigenti? Semplici domande a cui non seguirà nessuna risposta o per meglio dire la risposta già c’è stata data. Sarebbe stato più opportuno, ad esempio, che non si attaccasse ripetutamente e costantemente Rifondazione, perché altrimenti nella base del partito già parecchio disorientata potrebbero emergere forti dubbi sul percorso di unità che poi con altre parole si vuole seguire. Il rischio è che ai più potrebbe apparire come chi vuole sposarsi sapendo già che il futuro coniuge è un poco di buono. Capite bene che il percorso perde alquanto di credibilità. Sarebbe stato opportuno inoltre, che il Segretario nazionale non presentasse proprio le sue dimissioni, perché presentate in quelle modalità diventano poco credibili anch’esse. Ogni critica, ogni domanda che ci siamo e che abbiamo posto l’abbiamo sempre fatta nell’interesse del Partito e nel rispetto delle regole. L’unica colpa, semmai, è quella di non esserci mai risparmiati il lusso (perché in questo partito è un lusso) di esprimere liberamente le nostre opinioni e discostarci IDEALMENTE da alcune analisi e prese di posizioni politiche della dirigenza. Teniamo a sottolineare che siamo comunque stati sempre rispettosi della linea politica uscente dai congressi, e abbiamo mantenuto in maniera integrale, con la prassi, il centralismo democratico, senza tirarci indietro di fronte agli impegni elettorali, e fronteggiando tutte le difficoltà del caso nel rapportarci con l’elettorato spesso deluso dalla politica nazionale del nostro Partito.
Per questo, ancora di più, le accuse di disimpegno appaiono come un prendere letteralmente a pesci in faccia compagni che hanno sempre lavorato per il partito, e che per questo hanno sacrificato anni della loro vita, in una situazione politica come quella palermitana che chi di dovere conosce bene, soprattutto avendo sempre ricevuto bastonate, essendo stati sempre vittime di ostruzionismo, e sempre bollati come “eretici”.
E in conclusione, a questo commissariamento, noi ci sentiamo di dare un commento del tipo: “ finalmente ce l’hanno fatta”, identificandolo come un provvedimento che qualcuno, dentro il partito, rincorreva da tempo.
Siamo stati bollati come Rizziani non appena la voce dissenziente del compagno Rizzo è emersa. Prima eravamo semplicemente i “rompicoglioni”. Quindi, come è evidente, non ci siamo mai risparmiati di dire la nostra su tutto, in quel clima di libera dialettica interna prevista anche dallo Statuto. E’ evidente che negli ultimi tempi, di fronte ai tragici errori che certa dirigenza nazionale ha commesso con scelte politiche discutibili, la dialettica interna e libera ha dato sempre più fastidio. In Sicilia in particolare, questa dinamica è stata evidente, spinta all’estremo fino alla pratiche palesemente scorrette, autoritarie, di decisioni univoche, unilaterali, che scavalcavano addirittura il Segretario regionale, la sua segreteria e il comitato regionale. Ingerenze ingiustificate che hanno prodotto solo fallimenti (vedi il caso Gela e la scelta della candidatura della Bunetto e il caso Palermo con la “copertura” ad un segretario cittadino Aldo Infuso totalmente sfiduciato dalle compagne e dai compagni della sua sezione). Il problema in verità è che per certa dirigenza a sbagliare sono sempre gli altri, i fallimenti sono sempre imputabili ad altri, al massimo alcune colpe sono di tutti. Al contrario quando si tratta di qualche successo, il merito, questo si è tutto loro. Troppo facile fare i dirigenti così. Al compagno Salvatore Petrucci ci sentiamo di dover ribadire tutta la nostra stima e solidarietà un Compagno, che da vero dirigente ha sempre condotto una spasmodica ricerca della sintesi tra le diverse opinioni e anime presenti nel partito, non negandone l’esistenza per presa di posizione ma riuscendo al contrario, e qui sta il successo del suo operato, ad applicare in modo rigoroso quel centralismo democratico che in Sicilia si è tradotto nel far sentire nessun compagno o compagna di appartenere ad una minoranza o maggioranza all’interno del partito siciliano. Ha saputo mantenere il partito coeso e gestire situazioni difficili e ingarbugliate, mostrandosi garante della dialettica democratica interna e fervido sostenitore della questione morale quale asse portante della diversità comunista. Si è assunto con umiltà le proprie responsabilità anche quando non erano sue, ha agito sempre con equilibrio ma anche con autorevolezza quando ha più volte richiamato le compagne ed i compagni siciliani a lavoro per far crescere il partito e per rivendicare quella autonomia di azione politica del partito siciliano che partiva da una analisi della specificità territoriale che distingue il fare politica nella nostra terra. Per tutto questo ci sentiamo vicini al compagno Petrucci che con il suo gesto estremo delle proprie dimissioni, ha giustamente chiesto la fiducia e soprattutto rivendicato l’autonomia d’azione del Segretario regionale e di tutti gli organismi direttivi regionali nel rispetto sempre degli organi superiori e dello Statuto. La questione evidentemente è che qualcuno all’interno di questo partito aveva inteso il compagno Petrucci come un prolungamento di se stesso, un segretario “ratificatore” di decisioni prese altrove. Così non è stato, e il compagno Petrucci si è ritrovato nella situazione, come i più sanno, di dovere riparare agli errori di altri, di essere messo spesso in difficoltà anziché sostenuto ed aiutato e di doversi muovere su due piani.
Nella Federazione di Palermo ad esempio, sulla scorta delle considerazioni di cui sopra, è stato mantenuto “in vita” e pompato all’estremo un soggetto di dubbia fede politica, conclamata immoralità e motivo di irrisione del partito in tutti gli ambienti politici cittadini in cui per anni noi, con sudore e dedizione, ci siamo inseriti e abbiamo lavorato per portare il PdCI a farsi punto di riferimento per le istanze di lotta sociale e la questione autenticamente comunista di lotta di classe, in una città in cui vige il principio del “qualcunismo”, dove ognuno agisce per sé e il proprio tornaconto politico.
Costui, Aldo Infuso, assomma in sé tutte le qualità degne del peggiore esponente diessino post-bolognina. E nonostante le nostre reiterate denunce ante campagna per le europee, anche alla commissione nazionale di garanzia, un soggetto che ha violato palesemente più e più articoli dello statuto, mancando di trasparenza soprattutto per quanto riguarda la gestione finanziaria della sezione, è stato lasciato tranquillo, nessun provvedimento disciplinare nei suoi confronti è stato mai emesso e ha continuato a fare danni, fino ad arrivare alla missiva del compagno Licandro che bollava come antistatutaria una conferenza di organizzazione della sezione che invece aveva tutti i requisiti dello statuto per essere convocata. Se anche emarginare una persona gretta, e immorale deve essere motivo di lotta interna con poteri personali consolidati, siamo di fronte al palese fallimento dei quadri, al palese fallimento della missione politica, alla evidente inconsistenza della soggettività politica. E fin qui, come tutti sanno, ci siamo forzati a non esternare pubblicamente queste considerazioni che abbiamo tenuto per noi e non abbiamo mai portato nelle istanze pubbliche del partito. Ma stavolta no. Stavolta si è passato il limite.
E’ stata raccontata la favola dell’esistenza di correnti all’interno del partito. La realtà è ben diversa. All’interno del partito c’è qualcuno che parla di politica, altri che parlano di operazioni elettorali. Quante volte ci siamo sentiti ripetere dai nostri dirigenti ”se non si supera il 4% si chiude, è finita”. Ciò non porta, come è ovvio, la gente ed i compagni a disilludersi, a non crederci più? La nostra gente ci chiede unità non per superare gli sbarramenti ma per avere una realtà politica che nel Paese abbia la forza di rappresentare il conflitto, gli interessi delle classi subalterne e per contrapporsi sul serio ai poteri forti organizzando un movimento culturale e sociale di massa che proponga una alternativa all’attuale modello di società. Se la gente invece, percepisce il processo unitario solo come un cartello elettorale finalizzato al superamento dello sbarramento, non vi può intravedere di certo alcun progetto politico degno di questo nome. Ecco queste cose ci sarebbe piaciuto dire ad esempio in un comitato centrale. Ma com’è chiaro il confronto viene negato e a dire o a fare cose errate, a sbagliare siamo sempre noi. E se perseveriamo negli errori diventiamo frazionisti, diventiamo correntisti. La verità è che l’attuale dirigenza non ha idee, probabilmente è troppo compromessa in chissà quali giochi di potere, e si smentisce da sola giorno dopo giorno. Fino ad ora non abbiamo voluto prendere posizioni nette e drastiche, perché abbiamo amato questo partito e gli siamo stati affezionati. Ma adesso, in un momento come questo, ci sentiamo liberi di dirigerci, ognuno secondo la propria coscienza, verso orizzonti realmente e autenticamente politici, orizzonti in cui si parli del fare, e si lascino da parte le parole, sempre più spesso superflue che servono soltanto a crearsi l’alibi di una finta partecipazione.
Voi parlate per comunicati stampa, noi parliamo con l’azione, esattamente come facevano i padri del PCI, del PCUS, delle mutue, delle internazionali.
Ci dispiace dirlo, ma a questa dirigenza mancano le idee, manca la passione, manca lo slancio ideale e una visione futura di società, manca un bagno di umiltà. E reprimendo la dialettica interna con le espulsioni e i commissariamenti, giustificandoli con menzogne degne del più becero Berlusconismo, non fate altro che arroccarvi in uno “splendido isolamento” dando una chiara impressione che chi non crede più in questo partito siete proprio voi che con questi atti lo state liquidando.
Il finto-commissariamento che ci avete fatto piombare dall’alto, quindi, non è per noi motivo di rabbia. E’ anzi la conferma, che noi, nonostante tutto, siamo dalla parte giusta. E voi non si sa. La rabbia invece deriva dal fatto di essere stati trattati come spazzatura, come un’impiccio. Ma un partito che oggi aspira ad avere una conduzione quasi-familiare, dove si è prima amici che compagni non è un partito e aspira appunto a essere piuttosto un club di amici.
Palermo, 10 luglio 2009
I componenti della Direzione provinciale della federazione del PDCI di Palermo
Alessandro D’Alessandro (Segretario di Federazione)
Marco Cannella (Responsabile organizzazione)
Giovanni Barbieri (Tesoriere provinciale)
Giovanni Denaro (Addetto stampa)
Natascia Agrizzi (Coordinatrice provinciale FGCI)
Daniela Fricano (membro comitato centrale)