Chi sono i protagonisti della rivolta di Rosarno? Lavoratori immigrati senza nessuna garanzia sindacale e sociale, che seguono i flussi del lavoro stagionale di raccolta, accampati di volta in volta in baracche e capannoni fatiscenti. Uomini in carne ed ossa che vivono la moderna schiavitù del ventunesimo secolo, vittime di un caporalato agricolo, a volte colluso con la malavita locale, che specula contro questa massa non sindacalizzata nè conscia dei propri diritti.
Cosa è successo? La scintilla di questa che è una delle più visibili rivolte di lavoratori extracomunitari in Italia, è dovuta a dei colpi di arma da fuoco sparati da alcuni abitanti locali all’indirizzo di un gruppo di immigrati. Ora la questione rischia di diventare un mix esplosivo di razzismo e di guerra tra poveri.
Nella desolazione di un Sud senza futuro per le nuove generazioni, si aggiunge il dramma di una presenza che è già concorrenza stringente tra le classi popolari.
Per i lavoratori italiani la migrazione al Nord, la disoccupazione e la ricerca di assistenzialismo sono le realtà concrete con cui si misura la massa dei lavoratori immigrati che ha nel fattore etnico e religioso l’unico punto di riferimento.
Che fare ora? Fino a quando non si riuscirà ad unire con la lotta di classe lavoratori “bianchi e neri” non si batterà questa contraddizione. In tal senso le colpe della sinistra sono enormi: si è pensato ai diritti religiosi (moschea sì, moschea nò) perchè la sinistra aveva abbandonato i diritti sociali e di classe. Fino a quando non riusciremo a far capire ai lavoratori italiani, ed anche ai precari e ai disoccupati, che saranno più forti nelle loro battaglie se ci sarà unità ed uguali diritti sindacali e sociali tra tutti, situazioni come quella di Rosarno si moltiplicheranno così come le guerre tra poveri spazieranno ancora di più.