cultura


CUBA: CONTESTAZIONE ALLA ARTEMIDE DI ROMA CONTRO LA BLOGGER YOANI SANCHEZ.

Roma. Contestazione alla Artemide, lazienda produttrice di lampade, che ha assunto Yoani Sanchez come testimonial per la sua campagna pubblicitaria. Da diverse settimane si legge nel comunicato - la Artemide riempie pagine e pagine di giornali con una campagna pubblicitaria, The Human Light, che ha adottato come testimonial principale Yoani Sanchez, la dissidente cubana che finge di essere perseguitata politica ma che gestisce tranquillamente un blog controrivoluzionario senza che nessuno le abbia mai torto un capello. Così facendo la Artemide pur di vendere qualche lampada, contribuisce direttamente alla campagna di aggressione mediatica contro Cuba e la rivoluzione cubana. Riteniamo incredibile che si sia arrivati alla mercificazione e alla commercializzazione dei diritti umani e ancora più incredibile che per farlo si usi Cuba, un paese che nonostante un blocco economico cinquantennale assicura a tutti, gratuitamente casa, lavoro istruzione e sanità. Abbiamo pertanto deciso di ricalibrare la campagna pubblicitaria affiggendo manifesti che chiedono la liberazione di Gerardo Hernandez, Ramon Labanino, Fernando Gonzales, Antonio Guerriero e Renè Gonzales. Cinque cittadini cubani che dal 1998 sono sepolti nelle prigioni Usa per aver denunciato alle stesse autorità americane i piani terroristici delle organizzazioni anticastriste con base in Florida. A questi 5 prigionieri politici, da dodici anni viene impedito di incontrare i propri familiari, di mantenere rapporti continuativi con i propri legali, negandogli di fatto un processo scevro da pregiudizi. Che si accendano finalmente anche su di loro le human lights. Il comunicato, titolato Spegniamo lipocrisia e accendiamo la verità è a firma del Comitato di Difesa della Rivoluzione/Roma.

IL LEADER DI CSP: ” LA SEDE DI BERTINOTTI ERA L’HARD ROCK CAFE’ DI VIA VENETO, LA NEGAZIONE DELLA NOSTRA IDENTITA’. NON SOPPORTO PIU’ QUESTI RADICAL CHIC E SNOB CHE SFRUTTANO LA FALCE ED IL MARTELLO PER ALLEARSI CON LA BRESSO E CON LOIERO”.

Marco Rizzo è un comunista. È falce e martello. È Lenin e Marx. È la coscienza collettiva. È la classe operaia. È l’anti capitalismo. Non crede nelle riforme. Non pensa che la rivoluzione sia un pranzo di gala. Il guaio è che ti sta simpatico.

Come si vive da extraparlamentari?
«Non mi manca il Parlamento».

Neppure lo stipendio?
«Non campo d’aria. E lo dico subito prima che lei faccia il furbo. Come tutti i parlamentari di lungo corso ho un vitalizio. Ma non sono un poltronista. Non mando a puttane le mie idee e la mia storia per un posto nel Palazzo o da assessore».

Come mai non vi vota più nessuno?
«Il nostro popolo non vuole più essere rappresentato dai poltronisti. Nel 2006 la sinistra radicale aveva 142 parlamentari, 4 ministri, 20 sottosegretari e un presidente della Camera. Quattro anni dopo tutto cancellato. Siamo passati dall 12 al 3,2 per cento. Ci sarà un motivo».

Lei lo sa?
«Ricorda la sinistra arcobaleno?».

Più o meno. Gli elettori sicuramente no.
«Lo sa dov’era il quartier generale di Bertinotti?».

Questa è difficile. A Botteghe Oscure?
«Magari. All’Hard Rock Café di via Veneto».

Ecco dove erano finiti tutti i comunisti.
«Fa lo spiritoso? La capisco. Lì c’è tutta la nostra anti-identità. Stavano di fronte all’ambasciata americana. Via Veneto è il luogo della Dolce Vita. L’Hard Rock è peggio di McDonald’s. È una catena molto più costosa e elitaria».

Sarà un caso?
«Un caso? Dove ha chiuso la campagna elettorale Diliberto alle europee del 2009?».

on mi dica via del Corso?
«Al residence Ripetta. A due passi dal Bolognese, il ristorante dei vip della politica. Berlusconi e Alemanno hanno scelto il serpentone del Corviale. Capisce la differenza?».

È palese.
«Il Corviale, una città in un casermone, simbolo dell’edilizia popolare, quindicimila abitanti. Qui il Pci negli anni ’70 prendeva il 68 per cento dei voti. Non ce la faccio più a sopportare questa sinistra snob e radical chic che usa la falce e il martello per allearsi con la Bresso».

Cosa le ha fatto la Bresso?
«La Bresso vuole la Tav, la sinistra no. Ma si tura il naso».

La politica è compromesso.
«E si allea con Loiero in Calabria, lontano mille anni dalla morale comunista».

Al Sud è ancora più compromesso.
«Che vota la Bonino, più liberista di Berlusconi, più filo americana di Berlusconi, più anti popolare di Berlusconi».

La sinistra si è inabissata da quando ha fatto dell’antiberlusconismo un’ideologia. Sono quindici anni che non fa politica. Il Cavaliere è un’ossessione.
«Purtroppo sì. Io sono antiberlusconiano perché anti capitalista. Ma non mi interessa il gioco di certi poteri economici che hanno deciso di far cadere Silvio per sostituirlo con Fini o Montezemolo. È il grande sogno del Pd. A me sembra una restaurazione. Va via Berlusconi e tornano quelli che c’erano prima di lui. Non vedo la differenza».
E lei invece vuole una sinistra popolare. È il nome che ha scelto per il suo nuovo partito. Serviva un’altra rifondazione comunista?
«La rifondazione comunista non c’è mai stata. È servita solo a far diventare famoso Bertinotti».

Ma lei è davvero ancora comunista?
«Sì. Ora più che mai. Si è accorto che il ceto medio è sempre più povero? Si è proletarizzato e prima o poi scenderà in piazza. Se i cinesi e gli indiani dovessero consumare come l’Occidente le risorse della terra finirebbero nel giro di pochi mesi. Il capitalismo non può più reggere».

E se i capitalisti non si adeguano che fa: spara?
«Potrei anche dirle di sì. Non mi scandalizza. Solo che non credo sia la strada giusta, quella migliore. È molto più semplice convincere le persone. La rete crea una coscienza collettiva».

Comunisti, no global, consumatori, terzomondisti, eco e solidali, alternativi, no Tav, no D’Alema, Veltroni e Bertinotti, no tutto. Grillo sarà un vostro alleato naturale.
«Grillo va bene quando c’è da protestare contro i Suv, ma se io voglio cambiare il mondo è un passo indietro».


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Una conferenza nazionale a maggio, per l’estate feste popolari in tutta Italia, poi un seminario con i giovani a settembre e il primo congresso in autunno: è questo il fitto calendario di impegni che aspetta Comunisti – Sinistra Popolare nei prossimi mesi, mentre continua nelle piazze la raccolta di firme per una proposta di legge contro la precarietà. Dunque una fase di consolidamento, di crescita e di lotta, decisamente in controtendenza rispetto ai tetri rintocchi di chi dà ormai per spacciata la presenza dei comunisti in Italia. Cerchiamo di capire qualcosa in più di questo progetto che tenta di ricostruire – sulle macerie di una sinistra ormai da anni arresa e perdente – una forza politica autonoma di vera ed efficace opposizione, totalmente dalla parte dei lavoratori, delle donne, dei giovani precari, degli sfruttati. E lo facciamo parlando con chi questo movimento lo ha fondato, Marco Rizzo.

Tornare tra le gente, ripartire dalle lotte: vi siete presentati, negli scorsi mesi, utilizzando questo slogan. È ancora questa la vostra strategia?

Riteniamo che sia l’unica ricetta per curare quel malato che è la sinistra, proprio in un momento in cui la crisi strutturale del capitalismo si manifesta in modo lampante, dando forza alle ragioni del cambiamento. Questo sistema non regge più: collassa nelle sue dinamiche interne di crisi economica e finanziaria e mette a repentaglio l’intero pianeta, poiché si basa sul consumo illimitato delle risorse, che invece sono al lumicino. Di qui l’attualità non schematica del pensiero di Marx e l’attualità di guardare, per il futuro, al socialismo: un sistema che si faccia carico di un’equa distribuzione delle risorse, ma anche di programmare in modo differente le tappe dello sviluppo umano. E proprio adesso, mentre i segnali che provengono, ad esempio dalla Grecia, rafforzano quest’evidenza ci troviamo nel momento in cui la sinistra è al punto più basso della sua Storia, almeno in Italia.

Come riconquistare quel popolo che – a differenza del passato – sembra oggi nutrire così scarsa fiducia nei confronti della sinistra?

Solo una ventina d’anni fa, un elettore su tre votava per il Partito Comunista Italiano. Non tutti coloro che esprimevano questa preferenza erano comunisti, ma anche per quelli che comunisti non erano quel partito, ed anche le esperienze del movimento operaio e studentesco, erano garanzia di cambiamento, onestà e lotta. Oggi invece la parola “comunista” evoca non solo i patetici esorcismi berlusconiani, ma anche una svendita governista e una corsa alle poltrone, proprio da parte di coloro che, di questa lotta al privilegio, dovrebbero esserne l’antidoto. Inoltre si consuma in maniera sempre più grave il distacco tra la politica “di mestiere” e la rappresentanza sociale. Scomodando Marx possiamo dire che molti deputati della sinistra, anche comunisti, hanno pensato più che altro alla rappresentanza individuale: la loro. Ora dobbiamo invertire la rotta e riconquistare, nel medio-lungo periodo, il nostro popolo. Riteniamo ad esempio che l’elemento della consultazione elettorale debba essere non un fine ultimo, ma una verifica del lavoro compiuto sul campo. Solo così si potrà stabilire una corretta relazione tra mezzi e fini.

Insomma siamo di fronte a una politica totalmente staccata dalla realtà…

È proprio così. Ma dirò di più: le scelte compiute dai partiti si basano spesso su logiche estranee all’interesse concreto dei lavoratori, dei giovani, del popolo, e si rivelano solo compromessi necessari a mantenere il carrozzone della politica “di mestiere”. Quanto hanno inciso ad esempio gli sbarramenti elettorali nelle scelte dei partitini che ancora si definiscono comunisti? E ancora, le varie alleanze con il Pd – che io reputo sbagliate – sono state più volute o più subite sotto il ricatto dell’azzeramento, finendo comunque per spingere la sinistra a un ruolo del tutto marginale? Gli stessi devastanti accorpamenti elettorali tipo l’Arcobaleno o la Federazione sono stati dei veri matrimoni d’amore? Tutti questi esempi dimostrano quanto sia urgente liberarsi di questa politica mestierante e invece individuare la prospettiva nell’autonomia totale. Solo con un moderno, efficace, indipendente Partito Comunista potremo scegliere e costruire il cambiamento necessario. Di fronte alla grave situazione che stiamo vivendo aumenteranno le lotte, si inasprirà il conflitto di classe, ma difficilmente senza una guida seria ed efficace queste lotte porteranno ad una vera svolta. Per questo abbiamo bisogno dello strumento: il Partito Comunista. E, aggiungo, ci vorrà del tempo…

Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di un obiettivo velleitario…

Rispondo con un dato evidente: tutte le volte che, negli ultimi vent’anni, abbiamo “scartato” da questo percorso, abbiamo dovuto fare i conti con un fallimento e con un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Siamo arrivati alla scomparsa della sinistra nelle istituzioni, ma il male peggiore é che stiamo perdendo il rispetto della nostra gente. E la frammentazione proseguirà se non ci facciamo carico della necessità di un’inversione di tendenza. Sappiamo che non siamo solo noi, come Comunisti-Sinistra Popolare, il futuro partito, ma abbiamo il compito di costruire una massa critica sufficiente per poterci rivolgere a tutti quelli che oggi sono organizzati in varie forme e modi, con la prospettiva di sciogliersi e costruire insieme questa nuova esperienza unitaria e costituente. Un’esperienza che si basi quindi sulla fine della politica “di mestiere”, sull’autonomia organizzativa, politica e culturale dei comunisti, sul riconoscimento e la riscoperta della centralità del conflitto capitale-lavoro.

Perché la scelta dell’aggettivo “popolare” nel vostro nome?

È un segno di contrarietà alla politica radical-chic, alla politica dei fighetti, dei salotti. Noi investiamo nelle periferie e non ci interessano le sedi sontuose, ma il rapporto con la gente. Quindi il nome è anche un programma: siamo i comunisti che vogliono ricostruire una sinistra popolare, perché senza comunisti non c’è sinistra.

Cosa deve aspettarsi di trovare un giovane che inizi a frequentare il vostro movimento?

Vogliamo attirare l’attenzione di tutti coloro che ritengono che il cambiamento sia necessario e che vogliono impegnarsi per questo. Chiediamo invece in tutta sincerità a chi vede la politica come pulsione rampante, come carriera, di astenersi dal frequentarci. Ci sono tanti altre forze politiche in cui esercitare queste attitudini. Vogliamo che le nostre sezioni siano un terminale delle lotte che si compiono sul territorio, un luogo d’integrazione e di aggregazione realmente alternativo ai modelli proposti dal sistema. Noi, lo ripeto, siamo contro i mestieranti della politica ed individuiamo nella “politica di mestiere” una delle cause principali dell’azzeramento della rappresentanza di classe. Possiamo garantire a tutti, invece, il nostro impegno per una passione durevole per il cambiamento, la stessa che spinse migliaia di giovani e giovanissimi proletari a opporsi al fascismo, a diventare partigiani, a lottare strenuamente nel dopoguerra per un’Italia più libera e più giusta.

In che senso può essere utile riscoprire la centralità del conflitto capitale-lavoro?

Negli anni settanta, quando le lotte del movimento operaio erano in fase di avanzata, ne usufruiva positivamente tutto il Paese. Grandi conquiste come lo statuto dei lavoratori trascinavano con sé il progresso anche dei cosiddetti diritti civili: penso al divorzio, all’aborto, a un atteggiamento decisamente più laico delle istituzioni, alla cultura. Se noi non ci riappropriamo della contraddizione principale, quella tra capitale e lavoro, non potremo incidere significativamente su tutte le altre: penso al divario tra il Sud e il Nord, alla condizione della donna nella nostra società, al problema dell’oscurantismo clericale, ai migranti.

È una conclusione un po’ ideologica, la tua…

Sì, perché negarlo? Ritengo necessario riscoprire la forza delle idee e dell’ideologia. Chi ne ha disconosciuto il valore, chi ha negato che fosse necessario un riferimento alto a valori e prospettive, lo ha fatto – e lo fa – solo per coprire la sua, di ideologia: non fare nulla e lasciare le cose restino così come sono e, per la stragrande maggioranza, vadano sempre peggio.

Sabato 8 maggio 2010, si è riunito a Roma il costituendo Comitato Nazionale di COMUNISTI SINISTRA POPOLARE (in rappresentanza di 17 Comitati Regionali e di 74 Comitati provinciali)composto da 120 compagne/i.
L’apertura dei lavori è stata salutata con l’intervento dell’ambasciatore di Cuba Rodney Lopez.
Nella sessione è stata riconfermata la leadership dell’On. Marco Rizzo e sono stati votati il Tesoriere nazionale Canzio Visentin e la Commissione di Garanzia e Controllo che avrà come Presidente il compagno Guido Ricci. E’ stata inoltre presa la decisione di convocare il 1^ Congresso Nazionale entro la fine dell’anno.
In relazione ai fatti riguardanti il quadro politico estero e nazionale Marco Rizzo ha subito dichiarato che: “quello che accade in Grecia dimostra che la vera truffa e la madre di tutta la corruzione è insita nel sistema capitalistico, dove conta solo fare i soldi e non importa in che modo. Contro la miseria di questa politica asservita, saremo contro il centrodestra ed il centrosinistra e come Comunisti lavoreremo per una Sinistra Popolare.”

Importante il lavoro della comunicazione: in tempi pur difficili, se ne è parlato al TG3, al TG2 e al TG 5, nonchè sul Corriere della Sera di domenica a pag.13 e su il Giornale a pag.9.

       

GRECIA; STRISCIONE COLOSSEO RIVENDICATO DA COMUNISTI-SINISTRA POPOLARE

Oggi un gruppo di militanti di Comunisti-Sinistra Popolare ha condotto con successo un’azione dimostrativa in solidarietà alla lotta del popolo greco. Alle ore 16 circa dalle arcate del Colosseo sono state esposte bandiere rosse ed accesi fumogeni, come giorni fa i militanti del KKE avevano fatto ad Atene al Partenone. Peoples of Europe rise up! lo stesso slogan utilizzato dal Partito Comunista Greco sul nostro striscione per testimoniare la volontà di incominciare un percorso comune che unisca i popoli europei in una sola lotta, contro un nemico comune. Ciò che sta accadendo oggi in Grecia è quanto avverrà un domani, non sappiamo quanto vicino, nel nostro Paese. La crisi economica, tuttaltro che terminata, politiche che tendono a socializzare le perdite, lasciando immutata la condizione dei veri responsabili della crisi. È necessario prendere coscienza di questa situazione, oggi in Grecia, domani in Italia, questo sembra l’indirizzo del sistema, con i lavoratori sempre a pagare le colpe di governi corrotti, potenti di turno, vecchi e nuovi padroni.
Raccogliendo l’appello del KKE invitiamo tutti i lavoratori, gli studenti e tutti coloro che stanno ingiustamente pagando questa crisi a unirsi in una lotta comune. Perché la crisi la paghino i padroni, non chi lavora!

GRECIA; RIZZO (CSP): CON IL POPOLO GRECO, POPOLI D’EUROPA SOLLEVATEVI

Rivendico a nome di Comunisti-Sinistra Popolare l’azione di oggi al Colosseo, in cui una gruppo di nostri militanti ha esposto uno striscione e delle bandiere rosse in solidarietà con il popolo greco . Questa la dichiarazione di Marco Rizzo (Comunisti Sinistra Popolare): “ciò che sta avvenendo in Grecia, gli effetti della crisi che vengono fatti pagare ai lavoratori e alle fasce sociali più deboli, potrebbe accadere ben presto anche da noi, in maniera maggiore a quanto già accaduto in questi anni. È necessario prendere coscienza di questa situazione, oggi in Grecia, domani in Italia, questo sembra l’indirizzo del sistema, con i lavoratori sempre a pagare le colpe di governi corrotti, potenti di turno, vecchi e nuovi padroni. Come ha chiesto il partito comunista greco (KKE) è ora che i popoli dEuropa facciano sentire la loro voce; la contrappongano con forza agli interessi della speculazione, alle politiche dei governi di centrodestra e di centrosinistra che salvano sempre i grandi poteri economici e finanziari e fanno pagare i più deboli.”

GRECIA; RIZZO (CSP): «CON IL PARTITO COMUNISTA GRECO, OGGI IN GRECIA DOMANI IN ITALIA.»

Esprimo il pieno appoggio al Partito Comunista Greco (KKE) per la simbolica occupazione del Partenone e le manifestazioni che in questi giorni si stanno svolgendo in Grecia questa la dichiarazione di Marco Rizzo -Comunisti Sinistra Popolare- La lotta del popolo greco contro le misure imposte dalle istituzioni europee costituisce un esempio a cui ispirarsi anche nel nostro paese. Ancora una volta si chiede ai lavoratori di pagare il costo di una crisi di sistema provocata da chi si è arricchito sulle spalle dei più deboli. Non possiamo che essere al fianco del popolo greco, vittima della speculazione e dei grandi interessi di potere a livello globale. Con la speranza che al risveglio del popolo greco faccia seguito quello del nostro paese. Parafrasando un vecchio slogan, oggi in Grecia, domani in Italia.

Dopo che, per battere Berlusconi, hanno chiesto di turarsi il naso e di votare candidati improponibili come la Bonino, la Bresso, Loiero ci manca solo che la finta sinistra chieda a Fini di esser il nuovo leader di una opposizione che spera nella riscossa con gente appunto come Fini o Montezemolo. Infatti il miserrimo scontro che vediamo in atto nel PDL è frutto di una ridislocazione dei poteri forti del nostro Paese, con cui il centro sinistra ed il PD sono collusi e subalterni. L’UNICA VERA ALTERNATIVA PER IL POPOLO STA NELL’ESSER CONTRO BERLUSCONI E ALTERNATIVI AL PD. BASTA CON QUESTA MISERA POLITICA.

AI PARTIGIANI NON SAREBBE PIACIUTA L’ITALIA DI OGGI. Non sono morti, non si sono sacrificati per vedere una nazione piegata e piagata dal “dio denaro”. Oggi conta solo “fare i soldi” e non importa tanto il modo con cui si fanno. Non solo i rapporti economici, politici e sociali sono informati dalla strapotenza del denaro, anche i rapporti individuali sottostanno a questa miserrima logica. Essere antifascisti oggi significa prima di tutto esser anticapitalisti. Questa Italia è pessima. Pessima con Berlusconi e con una opposizione finta che non diventerà mai alternativa.
Il 25 Aprile è una grande data, ma solo se viene riportata a quei valori che furono alla base del sacrificio dei martiri della libertà. Come è potuto accadere il “disastro” di idee e valori in cui viviamo oggi?
Serve una lunga riflessione che nel tempo faremo. A tal fine alcune suggestioni di un grande comunista, Pietro Secchia (troppo spesso dimenticato) ci possono esser utili: “..nessun dirigente politico o militare della Resistenza avanzò neppure l’ipotesi di tentare, dopo la fine della guerra, un movimento insurrezionale… che, in quelle condizioni, data la superiorità schiacciante delle forze anglo-americane e la disposizione dei ceti e degli schieramenti politici del Paese, avrebbe significato battere la testa contro il muro… Il vero problema era un altro e precisamente se la vittoria della Resistenza doveva significare la rottura del vecchio ordine.. si trattava cioè di restaurare il vecchio stato liberale prefascista oppure di dare vita ad un regime veramente democratico? … Noi siamo stati dell’opinione che, sin dagli anni 1946-48, determinate posizioni non furono conquistate come avrebbero dovuto essere ed altre conquistate vennero abbandonate senza la necessaria lotta….In estrema sintesi: dal non far nulla al fare l’insurrezione ci corre!”.. e siamo arrivati così ai giorni nostri…

Dichiarazione di Comunisti Sinistra Popolare. Roma 16 aprile 2010.

Da tempo è in corso una campagna di menzogne e di disinformazione in Italia ed in Europa su Cuba e la sua Rivoluzione. Gli attacchi non si limitano a distorcere il suo sistema economico, politico e culturale; questa volta le bugie riguardano i diritti umani e la condizione nelle carceri.
E’ sempre triste raccontare la morte di un uomo, ancor di più se era detenuto. Questo vale ad ogni latitudine, in Italia come a Cuba. Solo che, per il governo ed i mass-media italiani, le venti morti per suicidio in carcere nel nostro Paese da inizio anno non esistono per nulla (per non parlare del vero e proprio massacro di Stefano Cucchi, picchiato da componenti la polizia penitenziara e poi lasciato morire) mentre la morte a Cuba, dopo un lungo sciopero della fame, di Orlando Zapata, detenuto comune pluripregiudicato convertitosi poi alla “dissidenza”, viene usato come un macigno contro l’isola della Rivoluzione. Oggi in Italia ed in Europa, quando si parla di Cuba, si continuano ad usare “due pesi e due misure”. Lo evidenziamo ai solerti giornalisti nostrani ricordando loro che a Cuba, come ammette la stessa Amnesty International, non si usa di certo la tortura, pratica che viene invece largamente utilizzata nella parte dell’isola governata dai Nord Americani a Guantanamo, a differenza del resto del territorio governato dalla Rivoluzione.
In tal senso vogliamo esprimere la nostra totale solidarietà a Cuba ed alla sua Rivoluzione.

Queste elezioni regionali sono la riprova di una politica malata, tutta ripiegata sul “tifo” di apparati e ceti solo protesi alla propria sopravvivenza e per nulla intenzionati a modificare seriamente le vicende economico e sociali del Paese. Vince di nuovo Berlusconi (con la Lega) di fronte ad un “non pregetto” di una finta opposizione. Di fronte a questo teatrino il dato più significativo è la crescita notevole dell’astensione (ormai più di un italiano su tre non vota). Questo significa che nel voto espresso non vi è alcun segnale vivo di cambiamento, anzi, su questo chi vuole cambiare per davvero dovrà soffermarsi.
Oggi nel complesso delle 20 regioni italiane il centrodestra governa circa 42 milioni di italiani, ma nella restante porzione del territorio non si manifesta ( neanche in fieri) un tentativo benché minimo di reale alternativa politica e sociale da parte del centro-sinistra. Un giudizio sul fenomeno Grillo è ancora prematuro. Questo movimento di indubbia protesta sarà presto stretto dal tentativo di “trattare ed inglobare” già manifestato dai soloni del PD.
Su questi temi strategici dovrà cimentarsi chiunque (e Comunisti Sinistra Popolare lo farà) abbia in mente il rovesciamento della politica attuale, che oggi così com’è serve solo a sé stessa.
Occupiamo ancora qualche attenzione alla parte della sinistra radicale cui molti di noi (nel bene e nel male) hanno appartenuto e cioè la Federazione della Sinistra (Prc e Pdci) non per mancanza di rispetto ma perché credo che si sia (in un tempo relativamente breve) consumato irrimediabilmente un patrimonio di militanza ed anche di voti, in maniera ormai irreversibile. Sulla militanza, al di là di episodi generosi di una base stremata ed “utilizzata” principalmente nelle competizioni elettorali, il disastro pare ormai completato. Sul bilancio elettorale, dopo la scomparsa elettorale nel Parlamento nazionale ed europeo, il voto regionale attuale vede scomparire (come presenza istituzionale di consiglieri) la Federazione da quattro regioni (Lombardia, Campania, Puglia e Basilicata) che sommano quasi venti milioni di persone. Complessivamente nelle tredici regioni in cui si è votato il voto passa al 2,74% (oltre mezzo punto rispetto al già deludente risultato delle europee) ma è sul numero delle presenze istituzionali che si evidenzia un vero e proprio disastro (anche perché il rimborso elettorale si ottiene solo laddove viene eletto almeno un consigliere e -nota bene- sulla base dei voti effettivamente presi, ad es. Toscana, Umbria e Marche contano meno della provincia di Roma). I consiglieri ed assessori (nelle 13 regioni) passano da 50 a 15 (3 Pdci e 12 Rifondazione) e, considerando i due o tre assessori che saranno “assunti” dai governatori di centrosinistra, la già loro residua forza istituzionale si riduce a poco meno di un terzo. Il destino più probabile a questo punto sarà in parte la disgregazione ed in parte l’ingresso nel partito di Vendola. L’obiettivo ora deve puntare ad altro e cioè a costruire una proposta progettuale ed alternativa in cui i comunisti siano la forza costituente, ma ne parleremo diffusamente molto presto. (Marco Rizzo - Comunisti Sinistra Popolare).

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