Queste elezioni regionali sono la riprova di una politica malata, tutta ripiegata sul “tifo” di apparati e ceti solo protesi alla propria sopravvivenza e per nulla intenzionati a modificare seriamente le vicende economico e sociali del Paese. Vince di nuovo Berlusconi (con la Lega) di fronte ad un “non pregetto” di una finta opposizione. Di fronte a questo teatrino il dato più significativo è la crescita notevole dell’astensione (ormai più di un italiano su tre non vota). Questo significa che nel voto espresso non vi è alcun segnale vivo di cambiamento, anzi, su questo chi vuole cambiare per davvero dovrà soffermarsi.
Oggi nel complesso delle 20 regioni italiane il centrodestra governa circa 42 milioni di italiani, ma nella restante porzione del territorio non si manifesta ( neanche in fieri) un tentativo benché minimo di reale alternativa politica e sociale da parte del centro-sinistra. Un giudizio sul fenomeno Grillo è ancora prematuro. Questo movimento di indubbia protesta sarà presto stretto dal tentativo di “trattare ed inglobare” già manifestato dai soloni del PD.
Su questi temi strategici dovrà cimentarsi chiunque (e Comunisti Sinistra Popolare lo farà) abbia in mente il rovesciamento della politica attuale, che oggi così com’è serve solo a sé stessa.
Occupiamo ancora qualche attenzione alla parte della sinistra radicale cui molti di noi (nel bene e nel male) hanno appartenuto e cioè la Federazione della Sinistra (Prc e Pdci) non per mancanza di rispetto ma perché credo che si sia (in un tempo relativamente breve) consumato irrimediabilmente un patrimonio di militanza ed anche di voti, in maniera ormai irreversibile. Sulla militanza, al di là di episodi generosi di una base stremata ed “utilizzata” principalmente nelle competizioni elettorali, il disastro pare ormai completato. Sul bilancio elettorale, dopo la scomparsa elettorale nel Parlamento nazionale ed europeo, il voto regionale attuale vede scomparire (come presenza istituzionale di consiglieri) la Federazione da quattro regioni (Lombardia, Campania, Puglia e Basilicata) che sommano quasi venti milioni di persone. Complessivamente nelle tredici regioni in cui si è votato il voto passa al 2,74% (oltre mezzo punto rispetto al già deludente risultato delle europee) ma è sul numero delle presenze istituzionali che si evidenzia un vero e proprio disastro (anche perché il rimborso elettorale si ottiene solo laddove viene eletto almeno un consigliere e -nota bene- sulla base dei voti effettivamente presi, ad es. Toscana, Umbria e Marche contano meno della provincia di Roma). I consiglieri ed assessori (nelle 13 regioni) passano da 50 a 15 (3 Pdci e 12 Rifondazione) e, considerando i due o tre assessori che saranno “assunti” dai governatori di centrosinistra, la già loro residua forza istituzionale si riduce a poco meno di un terzo. Il destino più probabile a questo punto sarà in parte la disgregazione ed in parte l’ingresso nel partito di Vendola. L’obiettivo ora deve puntare ad altro e cioè a costruire una proposta progettuale ed alternativa in cui i comunisti siano la forza costituente, ma ne parleremo diffusamente molto presto. (Marco Rizzo - Comunisti Sinistra Popolare). 

Manca ormai una decina di giorni allo stanco rito delle elezioni regionali, tutti (Berlusconi compreso) sono in agitazione per la corsa alle poltrone. Adesso da destra a sinistra tutti ti raccontano ricette splendide per la soluzione dei problemi del popolo; ogni giorno ti arrivano a casa lettere di fetenti che ti chiedono il voto in virtù di un inesistente rapporto o di un’antica amicizia. Il giorno dopo le elezioni nessuno di questi poltronieri si ricorderà di te, nè dei problemi tante volte enunciati… e il giro continua..Questa volta facciamogli male, NON LI VOTIAMO, ANNULLIAMO IL VOTO O, ANCOR MEGLIO,dove ci sono, VOTIAMO LISTE ALTERNATIVE, COSì AUMENTA LA PERCENTUALE DEGLI ELETTORI E DIMINUISCE LA LORO. Qualche esempio, in PIEMONTE, LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA, VENETO E CAMPANIA la lista CINQUE STELLE di GRILLO, nel LAZIO la MARZOLI-RETE DEI CITTADINI. Questa volta divertiamoci, METTI QUESTA FOTO IN BACHECA E MANDA OVUNQUE IL MESSAGGI
Iniziativa sui temi del lavoro, sindacato e politica.
Si svolge presso la Sala Conferenze della Camera dei Deputati
in Via del Pozzetto 158 angolo Piazza San Silvestro Roma
L’iniziativa è ad inviti, chi volesse partecipare deve richiederlo direttamente a me oppure alla mail: comunistisinistrapop@libero.it
Per i maschi è richiesta la giacca per entrare.

Il capitalismo rispetta le leggi e la cosidetta democrazia solo se non viene messo direttamente in discussione. Ricordiamo cosa avvenne nel Cile con Pinochet.
In uno scenario diverso, oggi Berlusconi non si fa scrupolo di far approvare un decreto salvaliste a suo favore calpestando leggi, diritti e la stessa Costituzione.
Nessuno glielo ricorda, nemmeno dal Colle più alto, perché l’importante è accordarsi con le “parti più ragionevoli” di una destra sempre più arrogante.
Ma mentre si discute di firme, timbri e listini la crisi continua a schiacciare posti di lavoro ed il governo emana, dopo due anni di lavorio, l’attacco definitivo allo Statuto dei Lavoratori (legge 1167B) ponendo la scelta e non l’obbligo per i lavoratori di rivolgersi in tribunale per difendere i propri diritti.
Questo avviene mentre tutti i partiti, anche di sinistra, sono molto attenti al gioco degli strapuntini in palio e molto disattenti sugli interessi delle classi lavoratrici perché questa legge è , nel silenzio anche delle cosiddette opposizioni, in itinere da due anni. Oggi si invocano scioperi (meglio tardi che mai), si fanno scioperi della fame (forse era meglio farli per davvero prima e non seguire i radicali oggi) ma se non si supereranno questi limiti, qualcuno potrà anche vincere le elezioni ma le poltrone occupate non daranno fiato alle esigenze sempre più forti di giustizia sociale che chiede il popolo lavoratore.

DICHIARAZIONE DELL’ASSEMBLEA NAZIONALE DEL POTERE POPOLARE
Dopo una campagna concertata da potenti imprese mediatiche, fondamentalmente dell’Europa, che hanno attaccato Cuba ferocemente, il Parlamento Europeo ha appena approvato, dopo un indecente dibattito, una risoluzione di condanna del nostro paese che manipola sentimenti, distorce i fatti, utilizza menzogne e nasconde la realtá.
Il pretesto utilizzato é stata la morte di un recluso, condannato prima per reati comuni e posteriormente manipolato da interessi nordamericani e della controrivoluzione interna, che di propria volontá si é rifiutato di ingerire alimenti nonostante gli avvertimenti e l’intervento di medici specialisti cubani.
Questo penoso avvenimento non puó essere utilizzato per condannare Cuba adducendo che avrebbe potuto evitare una morte. Se esiste un campo in cui il nostro paese non deve difendersi con le parole, dato che la realtá é incontestabile, é proprio quello della lotta per la vita degli esseri umani, sia quelli nati a Cuba che in altri Paesi. Valga un solo esempio, la presenza di medici cubani ad Haiti giá da undici anni prima del terremoto dello scorso gennaio e sottaciuta dalla stampa egemonica.
Dietro tale condanna vi é un profundo cinismo. Quante vite di bambini si sono perse nelle nazioni povere a causa della decisione dei Paesi ricchi, rappresentati nel Parlamento Europeo, di non mantenere i loro impegni di aiuto allo sviluppo. Tutti sapevano che si tattava di una sentenza di morte di massa, ma hanno scelto di preservare i livelli di sperpero e di ostentazione di un consumismo alla lunga suicida.
Offende inoltre i cubani quel tentativo di darci lezioni in un momento in cui in Europa si reprimono immigranti e disoccupati, mentre qui il popolo, liberamente e senza intermediari, nel corso di riunioni di quartiere propone i propri candidati per le elezioni municipali.
Coloro che partecipano o permettono il contrabbando aereo di detenuti, la istituzione di carceri illegali e la pratica della tortura, non hanno morale alcuna per valutare un popolo aggredito e sottoposto brutalmente a blocco.
Una condanna cosí discriminatoria e selettiva, puó essere spiegata soltanto dal fallimento di una politica incapace di mettere in ginocchio un popolo eroico. Ne la Legge Helms Burton, ne la Posizione Comune europea, nata lo stesso anno, nelle stesse circostanze e con le stesse intenzioni, entrambe lesive della nostra sovranitá e dignitá nazionali, hanno il benché minimo futuro, dato che noi cubani respingiamo l’imposizione, l’intolleranza e la pressione come regola nelle relazioni internazionali.
Assemblea Nazionale del Potere Popolare della Repubblica di Cuba
11 marzo 2010
INTERVISTA su IL MANIFESTO | di Iaia Vantaggiato - ROMA 26 febbraio 2010 | VALERIO FIORAVANTI
«Veniamo usati per fare colore»Di quel milione e duecentomila euro con cui Gennaro Mokbel l’avrebbe tirata fuori dal carcere Francesca Mambro non parla. Ne parla invece suo marito Valerio Fioravanti, il fondatore dei Nar.Tra le mille e seicento pagine d’ordinanza su Mokbel due nomi «eccellenti»: Mambro e Fioravanti.Veniamo usati sì e no per far colore perché nella vicenda non abbiamo nessun ruolo se non un’amicizia - anche se amicizia è forse un termine un po’ eccessivo - risalente ai tempi dell’adolescenza tra Francesca e il suo vicino di casa, Gennaro Mokbel, che all’epoca era un ragazzino coi capelli lunghi sempre in mezzo ai guai.Da allora non l’avete più rivisto?L’abbiamo rincontrato per caso oltre trenta anni dopo, ormai ricco e sposato. Ricordo che mi disse: «devo molto a tua moglie perché da ragazzino ero molto sbandato e lei era l’unica che quando mi incontrava per strada mi sgridava e mi rimandava a casa».Al telefono sostiene di aver pagato un milione e duecentomila euro per far scarcerare Francesca.Noi di soldi non sappiamo niente. A tirarci fuori sono stati la nostra storia, magistrati sereni e i nostri avvocati che - purtroppo per loro - hanno lavorato gratis. Inoltre, se le carte sono vere, io e Francesca siamo «usciti» almeno quattro o cinque anni prima dell’improvviso arricchimento di Mokbel.Ma perché Mokbel l’avrebbe detto?Non lo so. Era una conversazione privata con un amico suo, non a fini politici. Bisognerà leggere meglio le carte e poi ce lo dirà lui. E comunque non ci vedo nessun complotto. Di certo non ai nostri danni.Forse un accreditamento a destra?Noi siamo le ultime persone al mondo utili per un qualsiasi suo accreditamento. Questo è un problema di politica alta e che riguarda politici importanti. Non certo me e Francesca che siamo semplici impiegati del partito radicale che fanno un lavoro di terza fila NELLA CAMPAGNA ELETTORALE PER LA BONINO. E che SIAMO CONTENTI di stare in terza fila. E DI STARE CON LA BONINO.Pensi a una manipolazione?Non da parte dei magistrati, forse da parte di alcuni giornalisti «sensibili» al clima elettorale. E’ una storia che ci dà molta tristezza ma che dal punto di vista giudiziario non ci riguarda assolutamente per niente.
In un intervista di oggi sul Manifesto, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti (condannati per la Strage di Bologna) hanno candidamente “confessato” di appoggiare la campagna elettorale della Bonino. Il segretario del Pdci Diliberto si è dichiarato inorridito di questo fatto. Come abbiamo fatto ormai troppe volte diciamo a tutti ed anche a lui, che un modo per far contare questa ripugnanza c’è: basterebbe “sfilare” da questa pessima alleanza la Federazione della Sinistra, ma sappiamo che continueranno a fare come nel governo Prodi ( votare tutto , salvo poi gridare allo scandalo). Un modo per far cessare questa vergogna c’è: non votare nè la Bonino, nè le liste che la appoggiano. Si va al seggio e, questa volta, si annulla la scheda. Non muore nessuno al massimo qualche comunista collaborativo sta a casa…


La Federazione della Sinistra (Prc+Pdci) purtroppo continua a perseverare negli errori e, a queste elezioni regionali va a braccetto coi peggiori (Loiero, Burlando, Bresso e Bonino). In accordo programmatico col PD in 7 regioni (Liguria, Emilia Romagna, Toscana; Calabria, Umbria, Puglia); in accordo elettorale sempre col PD in Piemonte, Basilicata e Lazio (in Piemonte anche e di nuovo con l’UDC); mentre risulta autonoma dal centro sinistra non per vocazione ma per necessità (cioè perchè non li hanno voluti) nelle Marche, in Lombardia ed in Campania (sì anche in Campania, come si evince da una dichiarazione testuale di Ferrero -Ansa 17 feb- “abbiamo provato a raggiungere l’accordo e abbiamo chiesto al PD un candidato che non fosse esperienza delle due cordate del centro sinistra..”).
L’esatto contrario di quello che si era detto nelle conclusioni del congresso di Chianciano sull’alternatività dei comunisti rispetto al PD per riconvertirsi in realtà alla riproposizione (in sedicesimi parrebbe, visti gli inifinitesimali dati che appaiono da tutti i sondaggi) di alleanza con l’Ulivo di prodiana memoria, con buona pace per le lotte dei lavoratori, dei movimenti sociali e no Tav, insomma lontani da quelli che dovrebbero e potrebbero essere i referenti sociali di una riscossa dei comunisti e di una vera sinistra. A questo punto, dopo il 29 marzo, può darsi che la tendenza all’azzeramento dei consensi produca una qualche riflessione…



